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La città

I tetti della città
I tetti della città

Foto Rebeschini

Da <Color sangue>

Paolo Mormino camminava lungo le strette viuzze del centro storico. In certi vicoli la sommità dei palazzi medioevali era più larga della base. In alto, vicino ai tetti, le case che in basso, a livello della strada, erano divise da una decina di metri, finivano quasi per toccarsi. Guardando fuori dalle finestre del terzo piano si potevano contare, nella cucina della casa di fronte, le forchette e i coltelli dentro i cassetti lasciati aperti.

 Contemplò lo spettacolo dei coppi abbruniti dal tempo. Pensò, per l’ennesima volta, che le tegole nuove, sui tetti rifatti, rompevano l’incanto. Si fermò a galleggiare un po’ in quel mare marrone e grigio, spruzzato di rare macchie rosse. Perfezionò il suo viaggio nel tempo osservando le torri, che di tanto in tanto spuntavano sopra le case. In epoche lontane erano state il simbolo del denaro e del potere delle famiglie che le avevano costruite. Per fortuna, alcune torri avevano resistito alla decadenza dei fondatori e dei loro discendenti, all’usura dei secoli, alle guerre e alle bombe. Nascoste allo sguardo di chi camminava ogni giorno sulle strade, le torri continuavano a esistere per chi poteva permettersi di osservare la città da un terrazzo all’ultimo piano

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