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dal quotidiano <Trentino> del 1 novembre 2003

NOVITÀ IN LIBRERIA Esce per Rizzoli «Color sangue»
UN GIALLO IN SALSA CUSCUS
Marco Bettini scava nell'inferno dei bassifondi di una metropoli


Carlo Martinelli

"Le baracche e i loro abitanti sono il ritratto delle vostre case, dei vostri uffici, delle vostre fabbriche piene di tensione, interessi, scontri, polizia, sindacati. La gente qui dentro ha i vostri stessi sentimenti, senza buone maniere: paura, orgoglio, avidità, razzismo, ma anche senso della fede, e altruismo. Un cuscus difficile da cucinare".
Sono parole pronunciate da Zarkaf, un immigrato venuto dalla Mauritania a cercare fortuna in quel di Bologna. Ad ascoltarlo un cronista, tale Marco Cambi. Gli è che da poco hanno trovato morto il nipote di Zarkaf, orribilmente mutilato. Di lì a poche pagine morirà anche Zarkaf. Che non è uno stinco di santo, beninteso, ma che con quella frase - capace di sgomberare il campo tanto da un buonismo buono per ogni stagione (avete letto bene: dice che gli immigrati possono essere anche razzisti) quanto dal razzismo padano sempre in agguato - ci offre una chiave di lettura non stereotipata proprio della realtà degli immigrati. Siamo dentro un romanzo - per fortuna -, ma le cronache di questi anni ci hanno insegnato che non siamo molto lontani dalla realtà. E difatti siamo dentro le pagine di un romanzo che ti colpisce, e duramente. Forse proprio perché - da buon, anzi: ottimo - thriller qual è, racconta la realtà senza infingimenti. Sì, è una lettura da farsi tutta d'un fiato quella di "Color Sangue", romanzo della definitiva maturità per Marco Bettini (che vive e lavora a Bologna ma che ha vissuto anni in Trentino, in particolare a Rovereto). Nuovo talento del thriller lo chiama la sua casa editrice (la Rizzoli, il libro costa 16 euro e 50 e consta di 340 pagine), ma che ha già solide radici, peraltro: ha collaborato ai testi Rai di programmi quali "Misteri in blu" e "Blu notte" con l'amico Lucarelli e nel 1994 ha scritto "Pentito. Una storia di mafia". Ma è indubbio che con questo romanzone dalle suggestioni cinematografiche, confezionato come si fa con i thriller americani - e destinato ad un prevedibile successo -, Bettini apre una nuova stagione della sua scrittura e del suo impegno. Impegno? Sissignori, impegno. Conferma che questi sono gli anni nei quali il giallo, il noir, il thriller - chiamatelo come volete - può raccontare, di più e meglio, la realtà di molti saggi sociologici. Lo fa, in questo caso, mettendo assieme una trama assai convincente (e che non sveleremo: altrimenti, che giallo sarebbe?) che si regge su una assoluta padronanza della materia. Già: questo "Color sangue" - ambientato in una città mai nominata, ma identificabile con Bologna - mette in scena un giallo (l'incipit è mozzafiato, garantito) in bilico tra buona e mala sanità da una parte e la presenza degli immigrati del terzo mondo: onesti lavoratori e spacciatori senza scrupoli, badanti e prostitute, lavavetri e venditori di borsette con false griffe. Tra un ragazzo arabo ucciso, un trapianto di rene (le descrizioni mediche sono di chirurgica precisione, è il caso di dire), le indagini di un carabiniere, di un poliziotto e di un cronista, Bettini ci porta nei meandri di una città che assomiglia tanto, nella descrizione sorretta da una scrittura sicura, al girone di un inferno postmoderno. E' tutto vero, documentato, dice (e mostra, con tanto di foto) Bettini a chi va a curiosare nel suo sito internet: www.marcobettini.it. Un motivo in più per dire che le tracce color sangue vi resteranno appiccicate, dopo la lettura, a lungo.