marcobettini.it

HOME  BIOGRAFIA  LIBRI  RACCONTI  I LUOGHI  APPUNTAMENTI
RASSEGNA STAMPA  INTERVISTE  FOTO  CALCIO   E-MAIL  LINKS


Dal mensile Giudizio Universale del giugno 2007

L'umile arte del delitto
 


Peppino Ortoleva

Il poliziesco richiede a chi lo scrive una buona dose di umiltà. L'umiltà, prima di tutto, di frequentare un genere da sempre ritenuto “di consumo”, anzi il genere di consumo per eccellenza e di dedicare attenzione al meccanismo oltre e spesso più che ai piaceri della psicologia e a quelli della forma. A volte poi ci si è accorti che chi lo coltivava raggiungeva nello stile e nel racconto livelli di qualità alta o altissima, ma chi scrive gialli per vincere il Nobel raramente lo ottiene, e praticamente mai produce una buona storia.
L'umiltà, soprattutto, di calare le proprie storie nel concreto dei paesaggi quotidiani che i suoi lettori attraversano e calpestano quotidianamente, e ancor di più i poli estremi tra i quali si colloca la vita urbana: deve accettare la fatica, il rischio e il disgusto che porta con sé il calarsi nei bassifondi (e il buon giallista non ne scrive se non li ha visti, anzi se non li ha attraversati), e deve sopportare di buon grado le porte in faccia e le umiliazioni inevitabili per chi vuole introdursi negli ambienti esclusivi e nelle reti di potere. E l'umiltà di affidare i propri enigmi a figure di detective che si possano riconoscere e un po' amare, senza però diventare invadenti: che siano il perenne comprimario di storie dove i protagonisti veri sono sempre altri, vittime e assassini, corrotti e corruttori, dark lady e faccendieri.
Il buon giallista deve lavorare molto, per costruire una buona storia e per giocare con il lettore, conducendolo per mano come fa il bravo narratore, ma anche giocando con lui, per dargli la possibilità d'indovinare e insieme per rendergliela impervia, per farlo interagire con la storia oltre che per indurre in lui quella “sospensione volontaria dell'incredulità” che è alla base del piacere di chi legge narrativa. La prima dichiarazione dell'umiltà del poliziesco la fece proprio Poe, nel racconto che fondò il genere: quando scrisse che la sua logica la si capiva meglio con la semplice dama che con gli aristocratici scacchi.
Uno dei motivi per cui il poliziesco italiano, nonostante la proliferazione quantitativa, non raggiunge quasi mai livelli accettabili di qualità sta proprio nella generale mancanza di umiltà, propria di un piccolo paese con una piccola editoria, dove basta vendere qualche migliaio di copie per diventare un “caso letterario”, dove un Lucarelli diventa una potenza dopo due-tre prove appena discrete, e quasi tutti i giallisti si sentono in dovere di costruire figure di detective tanto presuntuosamente eroiche o (retorica oggi corrente) anti-eroiche quanto in realtà tutte uguali.
Che Marco Bettini sia un autore diverso, e nettamente superiore alla media non solo nazionale, lo si vede già dal come è tratteggiato il suo poliziotto, Paolo Mormino, siciliano trasferito in Emilia, deciso senza essere un super-duro, proclive storia dopo storia a metterci un po' di sé ma senza che ci venga ammannito il serial delle sue vicende coniugali o extra. Uno che capisce tante cose ma prende normali cantonate, perché la trama vera dei poteri riesce sempre a capirla solo in parte, come tutti inclusi i potenti. Anche le sue analisi degli ambienti non sono mai troppo condizionate dai luoghi comuni giornalistici, perché Bettini si documenta sempre direttamente, e perché preferisce parlare di Bologna o di Rimini con precisione ma senza nominarle, piuttosto che fare l'opposto alla Dazieri o costruire presuntuosamente una Macondo come fa Camilleri.
Mai più la verità, un giallo che non “racconta” san Patrignano ma aiuta a capirne il senso e i segreti, non è forse il più bello fra i tre scritti finora da Bettini (preferisco personalmente Lei è il mio peccato) ma ha i pregi principali di questo scrittore: uno stile senza sbavature ma curato, una storia tesa e complessa, una capacità rara di cogliere diversi punti di vista, con una pietas di fondo verso tutti. C'è solo da sperare che la serie continui, senza che il suo autore o il suo detective si montino la testa.