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Dal sito Nuovamente: www.nuovamente.org
Mai più la verità
Il terzo libro di Marco Bettini, elogiato da Corrado Augias sulle pagine
de Il Venerdì di Repubblica, “Mai più la verità “ è incentrato su di una
comunità di recupero per tossicodipendenti situata nelle paludose valli
del ravennate.
Sono i primi anni ’90 e Paolo Mormino, (già protagonista dei precedenti
thriller di Bettini: Color Sangue e Lei è il mio peccato) è un giovane
investigatore neolaureato di appena 26 anni che si scontra con la dura e
ambigua realtà dei centri di recupero per tossicodipendenti. Fida spalla
del protagonista è il vice-sovraintendente Foiera, ottimo investigatore,
lontano dalle logiche di arrivismo (a 36 anni è ancora un vice, e non
sembra lasciar trasparire velleità di accedere ad una carica più
elevata) e inguaribile romantico.
Lo sguardo indagatore di Mormino si focalizza sulla comunità “Mai più” a
causa di un decesso che avviene all’interno delle mura. Decesso che il
giovane inquirente archivia, in un primo momento, come suicidio.
Al secondo decesso, un caposettore della comunità pestato a morte,
Mormino inizia a prestar fede alle dicerie, raccolte dall’assistente
Foiera, che circolano sulla comunità. Si racconta che i metodi di
disintossicazione non siano propriamente ortodossi: sevizie, pestaggi,
umiliazioni fisiche e psicologiche perpetrate pubblicamente ai giovani
utenti del centro. La facciata di luogo di salvazione comincia a
sgretolarsi.
Le indagini di Mormino si focalizzano sul fondatore del Centro: Ernesto
Magnani. Per avere informazioni su ciò che avviene dietro le quinte
della comunità l’investigatore entra in contatto con una giovane
ex-dipendente del centro: Roberta Ceredi, con cui nasce un profondo
rapporto amoroso. Anche attraverso i racconti di Roberta, Mormino viene
a scoprire i torbidi intrecci di potere che sussistono tra il fondatore
del centro e le alte cariche politiche, tra cui un importante ministro.
Il libro di Bettini è gravido di tematiche sociali, psicologiche e
politiche. È un thriller di formazione. Formazione che si attua su più
livelli narrativi.
Si riscontra la formazione professionale del giovane protagonista che si
trova improvvisamente a dover fare i conti con la prassi di un
quotidiano drammatico e spietato dove non è semplice distinguere, come
lo era da studente amante di letteratura ottocentesca, da che parte e
sotto quale tratta della “pialassa” (così gli abitanti del ravennate
chiamano quel territorio paludoso e fangoso che si estende ai lati del
grande fiume in prossimità del mare) si nasconda la giustizia.
La formazione del giovane inquirente è anche crescita sentimentale: il
rapporto con Roberta è infatti tormentato a causa di ciò che viene alla
luce sul conto del fondatore della comunità. Roberta è infatti molto
legata a quest’uomo che tanto l’ha aiutata nel suo percorso
esistenziale, sentimento che crea, conseguentemente, in Mormino un
dissidio interiore. Il dilemma che attanaglia il protagonista va a
toccare la sostanza stessa dell’amore: può l’Amore, per salvaguardare il
suo oggetto, nascondere il volto alla Verità?
Ma il libro di Bettini è anche campo di battaglia tra due mondi: quello
delle comunità, coperto da forti poteri politici e quello della
magistratura e della polizia. Trapela, inoltre, dalle pagine in problema
dell’omertà, strumento con il quale gli ex-utenti della comunità coprono
quello che fu il loro “mastro burattinaio”.
Non va infine dimenticata la causa, il motore degli eventi, che tiene
legate e fa da sfondo a tutte le tematiche qui delineate: il problema
della tossicodipendenza. Molti sono i passaggi in cui Bettini delinea il
suo pensiero attorno a questo nucleo narrativo e lo fa in modo così
arguto e mai banale che preferiamo lasciare al piacere del lettore il
ricavarne la sostanza concettuale come, d’altro canto, abbiamo preferito
non accennare minimamente a ciò che Mormino trova invischiato nella mota
della “pialassa”.
Per concludere: come non dare ascolto (pur consapevoli della ritrosia
dell’autore) a quel richiamo così insistente tra la finzione e la realtà
dell’esistente?
Il caso San Patrignano è la filigrana storico-reale del thriller.
Come non notare le affinità tra Ernesto Magnani, fondatore della
comunità “Mai più”, e Vincenzo Muccioli, fondatore della matrice reale
del simulacro? Come non abbinare il ministro d’inchiostro amico di
Magnani al ministro in tailler Letizia Moratti - che ai tempi di San
Patrignano organizzava le dirette della Rai dalla comunità di recupero?
In questi tempi in cui la linea di confine tra realtà e finzione sembra
essere sempre più labile il libro di Bettini ci sembra, di gran lunga,
essere più vero di un qualsiasi giornale o telegiornale; tuttavia, la
realtà è ormai bandita anche sotto le spoglie della finzione e questo
Bettini lo sa bene:
“Facciamo pure finta che io abbia scritto i retroscena di una storia
vera: li potremmo mai leggere sui giornali? E se fosse verità siamo
sicuri che qualcuno vorrebbe conoscerla?”
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