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dal quotidiano Liberazione, supplemento del 13 dicembre 2005

Un poliziotto introspettivo
nella Bologna massonica

 


Stefano Tassinari

Non è tutto oro ciò che luccica, dice il proverbio, ma è pur vero che dietro l'esplosione del noir italiano - da più parti stigmatizzata, e con molte giustificazioni, come un fenomeno modaiolo e commerciale, tendenzialmente indotto dagli editori c'è anche la capacità di non pochi autori di misurarsi alla pari con una grande tradizione letteraria, pur non riuscendo quasi mai ad innovarla, se non altro sul piano del linguaggio. Fra questi va certamente annoverato anche Marco Bettini, del quale è da poco uscito il terzo romanzo (intitolato Lei è il mio peccato), secondo con al centro il personaggio di Paolo Mormino, capo della Squadra Omicidi della famigerata Questura di Bologna.
L'assassinio dell'agente immobiliare Gianfranco Marozzi consumato nel parco di una clinica psichiatrica di proprietà del potente Franco Balboni dà il via a un'indagine complicata e piena di apparenti diversivi, attraverso i quali, in realtà, Bettini riesce nell'impresa di inserire nel romanzo buona parte degli ambienti conflittuali e delle contraddizioni storiche bolognesi. Si comincia dalle lobbies sanitarie (le quali, per mezzo delle varie logge massoniche operanti in città, ne condizionano da sempre la vita sociale e politica) per poi passare alle azioni criminali delle bande formate da stranieri (in questo caso rumeni ben mimetizzati tra centinaia di loro connazionali onesti,costretti a vivere in strutture fatiscenti e assolutamente reali), alla corruzione e alla violenza delle forze dell'ordine (Bologna, dopo la vicenda della Banda della Uno Bianca, non ha rivali in questo campo) alla speculazione edilizia e, infine alla diffusa tendenza alla perversione presente in certi giri altolocati.
Troppi elementi? Teoricamente sì, ma nella pratica direi di no, anche perché Bettini si dimostra in grado di dosarli in modo equilibrato, senza che uno o l'altro risultino posticci, oppure spinti a forza all'interno della storia allo scopo di stupire il lettore o di prendere tempo in mancanza di ispirazione. Nonostante la sovrabbondanza di temi e di personaggi, la trama tiene molto bene (e resta sufficientemente lontana dalla superficialità con cui, in molta narrativa di genere, si dà forma e sostanza a determinati luoghi comuni. Particolarmente riuscita è la figura di Mormino, poliziotto piuttosto autonomo, capace di compiere analisi introspettive, ma anche di innamorarsi al di fuori delle regole e di muoversi controcorrente, specie se un'indagine entra in conflitto con il lavoro dei mal sopportati carabinieri. Solitario e un po' introverso, Mormino è sempre in bilico tra la faticosa necessità di sottostare a una certa disciplina e il bisogno di spaziare, o meglio, di comportarsi allo stesso modo delle persone estranee al suo mondo, delle quali, in fondo, invidia la dimensione più libera.
Nel corso delle specifiche indagini entra in contatto con l'altra faccia del male, quella più difficile da scoprire in quanto protetta e quasi perbene, figlia di un'arroganza che lo infastidisce ben più della normale delinquenza. Molto interessante, in tal senso, mi è sembrata la parte del romanzo incentrata sugli ambienti massonici (illustrati in modo quasi didattico, ma assolutamente utile e documentato, rispetto ai quali il poliziotto ha prima una reazione di stupore e poi di rassegnata consapevolezza, soprattutto nel momento in cui ne trova le tracce in alcune stanze molto vicine alle sue. Belle anche le parti più sentimentali (al di là delle molte pagine a luci rosse, forse non sempre necessarie), in grado di trasmetterci un messaggio inquietante sulla <normalità impossibile> dei nostri giorni, scanditi da quella frustrazione che trova pace solo nella ricerca dell'estremo (ma anche del potere fine a se stesso), fino a volerci convincere che dietro la peggiore cronaca di questi tempi c'è un tessuto sociale cosi degradato da essere condannato a produrre proprio quel tipo di cronaca, magari al riparo di una divisa o di un cappuccio di stoffa buona.