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dal quotidiano <Il giornale di Brescia> del 1 novembre 2003, pagina 31

Un thriller di Marco Bettini ambientato a Bologna fra tossici, spacciatori, naziskin e prostitute
Il color sangue che brucia la città
Tre investigatori per un omicidio misterioso


Enrico Mirani

Un vero thriller, ben scritto, con il finale pieno di sorprese, gli ingredienti giusti sparsi a piene mani nel racconto: sangue, sesso, sentimenti buoni e cattivi, razzismo, violenza, corruzione, terrore, crimine. Un giallo made in Italy riuscito, una volta tanto. E tanto più nostrano per l'ambientazione, i colori, le atmosfere, i personaggi, la cronaca. «Color sangue» si intitola il libro di Marco Bettini, bolognese, al suo primo giallo, anche se una decina di anni fa ha pubblicato «Pentito. Una storia di mafia». Scrittore molto attento alla cronaca, come conferma la sua esperienza di collaboratore Rai in alcuni programmi di attualità: «Ultimo minuto», «Misteri in blu», «Blu notte». In effetti il racconto ha la cifra di una narrazione giornalistica, scorrevole e piana, nello stesso tempo accattivante e ricca di particolari, attenta alle sfumature, forse talvolta un po' didascalica, con la pretesa di non lasciare squarci d'ombra. Uno dei protagonisti, del resto, è un cronista di un quotidiano locale, che dalla «cucina» del giornale (la confezione delle pagine) viene rimandato sul campo e si trova ad indagare su un misterioso omicidio. Il romanzo è ambientato a Bologna, anche se il nome della città non viene mai esplicitato. Per caso, in una vecchia miniera, viene trovato il cadavere di un extracomunitario. Potrebbe essere uno dei tanti episodi di cronaca nera, se non fosse che il giovane è stato sventrato. Un rituale? Un messaggio preciso per qualcuno? Oppure cos'altro? Intorno a questo caso si agitano dunque il cronista Marco Cambi (per altro sfortunato sindacalista nel suo giornale), il capitano dei carabinieri Piero Cau (capo della polizia giudiziaria, un eroe della lotta alla mafia), il responsabile della polizia scientifica Paolo Mormino (stanco di fornire ad altri le chiavi per risolvere i delitti, senza raccogliere in prima persona i frutti del suo lavoro); più in penombra c'è il procuratore ansioso soprattutto di chiudere la faccenda alla svelta e spegnere i focolai che rischiano di incendiare la città. Il delitto dello sventrato, infatti, scatena la protesta della comunità islamica che invoca un colpevole; un grande supermercato va in fumo a causa di un attentato; il fanatismo di un gruppo di naziskin butta benzina sul fuoco. Tutto ciò mentre nella vicenda si sovrappongono spacciatori, tossici, prostitute nere, stregoni africani. Viene alla luce la pancia della città, la parte più marcia, quella sotterranea, sconosciuta o volutamente ignorata da chi sta in superficie. Il male non è solo astrattamente nella società. Il male è soprattutto dentro di noi. Ecco, allora, le vicende personali del giornalista e degli investigatori, chiamati a misurarsi con se stessi, con le loro debolezze. Il cronista, in particolare, lacerato fra la volontà di aiutare il fratello gravemente malato e la passione per la cognata. «Color sangue» è un viaggio nel buio: delle nostre città e della nostra coscienza.