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Dai quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, del 16
maggio 2007
Indagine su una
Comunità
al di sopra di ogni sospetto
Carlo Donati
TRA I COMPITI del principe ce n’è uno molto speciale. Quando muore
capita spesso che debba restare in vita almeno per un po’, a volte
persino diversi giorni. I cortigiani non sono mai pronti all’evento,
perché c’è sempre qualche scheletro da nascondere nell’armadio prima che
una sgradita sorpresa possa rovinare ai sudditi il piacere del
cordoglio. E poi non occorre nemmeno essere un vero sovrano o un
dittatore: persino uno sconosciuto padroncino con troppi eredi può
essere costretto a qualche ora di immortalità a dispetto dell’anagrafe.
QUESTO tempo di nessuno, in cui si concentra il mistero della vita e
della morte, è anche la chiave del nuovo romanzo di Marco Bettini, Mai
più la verità (pubblicato da Piemme), il terzo dell’autore bolognese e
terza avventura del poliziotto Paolo Mormino. Ma se, come dice il
titolo, l’investigatore faticherà a trovare la pista giusta, al
contrario i lettori troveranno facilmente le novità. Dopo Color sangue e
Lei è il mio peccato, molto ben accolti dal pubblico e dalla critica, la
ricerca letteraria ha allargato gli orizzonti. E’ sempre suspense,
perché Bettini resta uno scrittore di thriller, ma stavolta esplora
quella entità astratta e terribile chiamata potere, le sue suggestioni e
le sue deviazioni. Un bel romanzo, dove più che il colpevole occorre
scoprire che cosa c’è dietro.
C’è anche qui un principe, ed è l’uomo che dal nulla ha creato una
benemerita Comunità per il recupero dei tossicodipendenti dove il libro
comincia con un enigmatico suicidio. Una delle ragazze ospiti si getta
da un tetto sotto gli occhi di tutti e dello stesso fondatore senza che
nemmeno lui, nonostante il suo carisma, riesca a fare nulla. E’ il primo
incarico per il dottor Mormino, perché alla terza avventura Bettini gli
ha cambiato la carta d’identità e lo ha ringiovanito al punto da
immaginarlo al suo debutto in Polizia. L’investigatore coetaneo degli
ospiti della comunità è peraltro ben azzeccato. Il giovane dirigente
ancora pieno di slanci ideali e di fede nella legge e nella solidarietà
è necessario per una indagine che si addentra nel paesaggio umano di
quel mondo a parte dove ragazzi meno fortunati di lui cercano la
salvezza e la trovano. Ma a quale prezzo? E’ questo che comincia a
domandarsi Mormino, perché nel pur indubbio suicidio della ragazza c’è
qualcosa che non fila. E quando in una boscaglia non lontana viene
trovato un altro ospite ucciso a botte le sue certezze vacillano.
TESTIMONI reticenti, messaggi trasversali e perentori avvisi alla
prudenza. La comunità è per definizione al sopra di ogni sospetto e
naturalmente si chiude a riccio. Tra crescenti ostilità l’inesperto vice
commissario deve diventare bruscamente adulto sul campo. Eppure è un
sincero ammiratore di “MaiPiù”, così si chiama l’istituzione. Però man
mano che l’inchiesta procede e che le zone d’ombra si infittiscono, quel
nome comincia ad avere un suono beffardo. Mai più che cosa? Quale legge
è in vigore là dentro? Il romanzo racconta il lungo e sordo duello tra
il poliziotto pronto a rischiare la sua ancora acerba carriera e il
fondatore, chiuso e protetto dietro i cancelli della sua fortezza,
circondato dalla devozione dei ragazzi e delle loro famiglie, padre
spirituale, patrono, salvatore e anche di più, quasi un’entità mistica
con capacità taumaturgiche. Un principe appunto, al quale nel supremo
interesse della speranza tutto sembra consentito: forse anche il male in
nome del bene? Purtroppo, come Bettini fa dire al suo poliziotto, non
basterà scoprire il colpevole per archiviare davvero l’indagine.
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