|
dal
quotidiano <L'Arena> di Verona del 29 dicembre 2003
Presentato in Società Letteraria l’ultimo romanzo di Bettini, un
thriller appassionante
Se la verità ha il colore del sangue
"Mostro
le paure del nostro tempo, tratte dai fatti di cronaca"
Alessandra Galetto
Il genere giallo
come strumento che consente di tenere stretta l'attenzione del lettore
attraverso il susseguirsi di colpi di scena capaci di mutare
continuamente il senso apparente di una vicenda, aprendo infinite
soluzioni alternative a quella che fino a poco prima pareva
inconfutabilmente l'unica possibile, e dunque anche come mezzo che
esprime efficacemente la problematica profondità del reale. Sono queste
le considerazioni dalle quali è partito Nicola Pasqualicchio nel
presentare l'ultimo romanzo di Marco Bettini Color sangue , durante un
incontro alla Società Letteraria al quale è intervenuto l'autore stesso.
«Direi che il giallista ha comune con il filosofo per lo meno
l'obiettivo», ha affermato dunque Pasqualicchio, «nel senso che entrambi
cercano la verità sulla base di una serie di indizi o presupposti: però,
man mano che il giallo procede, la verità sembra invece allontanarsi,
perché interviene il caso; oppure la verità, una volta scoperta, è così
amara che forse era meglio non conoscerla. Di qui anche un dubbio etico:
a che prezzo si deve arrivare alla verità, con quali mezzi è lecito
perseguirla?». «In effetti con questo romanzo io volevo soprattutto
parlare delle nostre paure», ha confermato Bettini. «Volevo cioè
mostrare come il nostro tempo si stia abituando a convivere con
l'insicurezza (terrorismo, incertezza economica, malattie): l'ansia,
l'inquietudine, il senso di precarietà sono entrati nella vita di tutti
noi. Per dire questo ho scelto il thriller: il giallo esemplifica bene
l'ambiguità del reale, e del presente in modo specifico. Nella vicenda
che racconto, e che è costituita da due storie che viaggiano su binari
paralleli, rimandando costantemente l'una all'altra ma confluendo in un
unico punto come è proprio del giallo classico, ho intrecciato
all'invenzione fantastica molti elementi di cronaca vera. Se dunque
dovessi dire le fonti che mi hanno ispirato, da una parte metterei
Stevenson, Dumas, Hugo, dall'altra i quotidiani con le loro cronache di
orrori appunto quotidiani». Color sangue è un giallo appassionante, di
quelli che smentiscono il vecchio e probabilmente ingiusto pregiudizio
in base al quale la letteratura gialla viene considerata in qualche modo
"minore", più adatta all'intrattenimento che alla riflessione profonda.
Gli sviluppi del romanzo implicano sempre una discesa, reale (la discesa
nei sotterranei dell'ospedale, vero pezzo di bravura di Bettini), ma
anche, ovviamente, simbolica: una catabasi negli orrori della società e
insieme nell'inconscio personale. Una metafora che si lega al tema della
ricerca della verità: per trovarla bisogna "scendere". Magari per
scoprire quello che, dei tanti mali, è il più terribile: la malattia,
tema di fondo intorno al quale ruota questo romanzo. È una malattia che
colpisce sempre la coppia: a partire dai reni, che sono due, e che,
guardacaso, sono anche gli organi depuratori del corpo, quelli che
filtrano - dovrebbero filtrare - le scorie. Due sono le storie, due gli
investigatori, due i fratelli: coppie che, come i reni, sembrano
all'improvviso scollegarsi. Per ricomporle o tentare di farlo il lettore
deve, insieme all'autore, visitare il male oscuro che si cela sul fondo.
|