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dal quotidiano <La Repubblica> del 4 ottobre, 2005 inserto di Bologna

<La mia irriconoscibile Bologna>
Marco Bettini e il suo giallo, lontanissimo da Grisham


Fernando Pellerano

Scrittura rapida, ritmi incalzanti, atmosfere, luoghi e situazioni sviscerate ed estrapolate dalla realtà, dopo un accurato studio tecnico e approfonditi sopralluoghi, e l´immancabile suspense finale, ma non solo. E´ arrivato puntuale nelle librerie il secondo giallo di Marco Bettini, «Lei è il mio peccato», edito da Rizzoli, che giovedì verrà presentato in rapida successione prima alla Feltrinelli, alle 18 con Carlo Lucarelli, e in serata, alle 21, a Ravenna, al Festival di letteratura «Giallo Luna Nero Notte».
Personaggio un po´ misterioso Bettini, giornalista entrato di buon grado nel gruppo dei giallisti bolognesi e, da centravanti mobile di grandi doti tecniche, anche nell´Osvaldo Soriano Football Club, la Nazionale degli scrittori. Bettini è il cognome della madre, Marco è il suo vero nome, le origini sono romagnole, l´infanzia l´ha trascorsa in Trentino, ma a Bologna ci ha studiato (Dams fra i 70 e gli 80), ci vive e ci lavora.
«Non mi piace far sapere che sono un cronista, perché penso che il lettore, quando facciamo gli scrittori, abbia una sorta di pregiudizio negativo nei nostri confronti».
Errore, perché proprio grazie alla sua professione l´approccio alla narrazione giallo-noir s´interseca con una visione realistica degli eventi. «Si raccontano più verità con questo genere di gialli, nel mio caso più verista e sociale che di puro intrattenimento, che sui giornali». I libri sono infatti calati nella realtà.
«Lei è il mio peccato» (titolo tratto da una canzone di un gruppo metal finlandese) parte da un fatto di cronaca vera (un delitto degli anni 80, nelle prime pagine del romanzo, così come più avanti viene dalla realtà il caso del maresciallo Macauda) e vive nei luoghi meno conosciuti di Bologna.
«Posti che sono andato a vedere personalmente, accompagnato da Leonardo Tancredi, operatore di Piazza Grande, luoghi che i bolognesi non frequentano e che io provo a svelare». C´è dunque Bologna, ma potrebbe essere qualsiasi città. Al lettore il compito di scoprire Villa Baruzziana, l´ex fornace Galotti, la Certosa, il Canale del Navile, il Ferrhotel dei rumeni, il tempio massonico di via Castiglione. Sul sito www. marcobettini. it le foto, scattate dall’autore.
Niente a che vedere con la passeggiata turistica di Grisham col suo «broker». Bettini è agli antipodi. «Non cito mai Bologna, non m´interessa raccontare via Rizzoli, ma forse, visto quanto vende, avrà ragione lo scrittore americano. Io ho bisogno di immagini meno stereotipate e quelle voglio proporre al lettore». Ma davvero Bologna si adatta meglio di altre città a questo tipo di scenari? «No, dipende da cosa vuoi vedere. Avrei potuto ambientare il romanzo anche a Trento o a Milano. Il fatto che la città sia diventata capitale del giallo è dovuto a tre persone specifiche: Loriano Macchiavelli, che nel ‘90 formò il gruppo dei 13; Carlo Lucarelli, che ha continuato a fare gruppo; Luigi Bernardi, che, soprattutto all´inizio, ha pubblicato questi autori facendo da collante».
E poi c´è il fatto che sotto le Due Torri è più facile incontrarsi. Dopo il successo raggiunto due anni fa con «Color sangue» (due edizioni e ora la terza in economica), torna così ad indagare Paolo Mormino, nel libro capo della Omicidi, ma ispirato al vero Silio Bozzi, vicecapo della Scientifica a Bologna ora ad Ancona. «Gli ho affibbiato alcune ossessioni che lui non ha, ma d´altronde per fare un personaggio letterario, una persona vera non basta mai». Altri riferimenti reali, luoghi e persone, sono sparsi qua e là. Il finale di «Lei è il mio peccato», nonostante la chiave realistica, rispecchia alla perfezione la trama classica del giallo: i fili, dopo 337 pagine, si chiudono tutti. Bettini è ancora in dubbio se proporre in futuro la terza avventura di Mormino o dedicarsi a una saga familiare che ha già in testa. Deciderà con l´editore. L´importante per lui è che, alla fine del libro, il lettore dica «l´ho letto tutto d´un fiato».