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quotidiano il Messaggero del 6 ottobre 2005, pagina 61
Nella corrotta Bologna
torna
in scena il commissario
Mormino
Danilo Maestosi
I delitti della banda della Uno
Bianca hanno segnato una svolta radicale per il giallo all’italiana, e
soprattutto per gli autori della scuola bolognese, testimoni diretti di
quelle fosche vicende. Dopo quella storia di poliziotti violenti e
corrotti l’investigatore, nei nostri noir, è come nei romanzi americani,
figura sempre più sola, depressa, paranoica. Amareggiato e borderline
come il commissario Mormino, protagonista di una serie ambientata a
Bologna e firmata da Marco Bettini, felsineo doc della covata di Loriano
Macchiavelli e Carlo Lucarelli.
Nel nuovo romanzo <Lei è il mio peccato> torna in scena per occuparsi di
uno strano omicidio avvenuto nel parco di una clinica psichiatrica. La
vittima, un immobiliarista, è coinvolto in un giro di droga,
prostituzione e filmini per guardoni. Una marionetta della città bene,
manovrata da tutti: gli insospettabili della massoneria cittadina, una
banda di rumeni che governa i traffici più sporchi e una squadra di
carabinieri che rivendica la gestione del caso. Difficile, dentro una
rete così fitta e omertosa, dar la caccia ai veri colpevoli e uscirne
indenni, specie per uno come Mormino, impulsivo, poco diplomatico,
incapace di dominare le sue passioni.
Una trama a scatole cinesi, miscelata da routine di commissariato e
inquietanti colpi di scena, violenza e ipocrisia, degrado e brutalità,
che precipita in un finale amarissimo. E sfondi della Bologna cupa e
sconosciuta, alla Blade Runner, degli immigrati clandestini.
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