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dal quotidiano il Corriere della Sera del 9 ottobre 2005

Il mio peccato si chiama Francesca

Un poliziotto al limite, tra logge massoniche e affari di cuore
 


Severino Colombo

Perché quell' uomo? Perché in quel modo? E perché in quel luogo? Quando molte domande attorno a un omicidio restano insolute, le indagini non possono che essere faticose. Così è nel caso di Gianfranco Marozzi, trentasei anni, agente immobiliare, ucciso con una decina di colpi di pistola nel parco di una clinica privata. Titolare dell' inchiesta è il vicequestore Paolo Mormino, capo della Squadra Omicidi, già protagonista di Color sangue e ora di nuovo in azione in Lei è il mio peccato. Mormino è uno abituato a mettersi in gioco, un poliziotto borderline che insegue la verità a oltranza come un'ossessione. Sempre in bilico tra la legge e l'infrazione delle regole, anche oltre il desiderio di giustizia. Il profilo della vittima si definisce meglio quando si scopre che amava riprendere con videocamere i suoi rapporti sessuali con fidanzate e amanti. Ma gli interrogativi rimangono, anzi raddoppiano. Perché quell' uomo, perché in quel modo e perché in quel luogo? Stavolta la scena del crimine è il Cimitero Maggiore, la vittima Giulio Predieri, idraulico, trovato con la testa fracassata, pochi giorni dopo il primo omicidio. Con i morti raddoppiano anche le inchieste, mentre le forze (dell'ordine) si dimezzano. Alla Polizia subentrano i Carabinieri che, lasciati volutamente all'oscuro dai colleghi dei risultati fin lì raggiunti, seguono una pista diversa. Mormino, considerato scomodo e poco malleabile, viene sollevato dall'incarico, ma questo non basta a fermarlo. Appare chiaro che la verità, se mai verrà a galla, non sarà una questione di sinergie, ma di territorio. E il territorio è sempre di qualcuno: di ricchi, che sognano e progettano complessi immobiliari avveniristici, e di disperati che lottizzano perfino le fogne dell'inferno. Di Polizia e Carabinieri, che si spartiscono equamente le aree di una città: ciò che accade in un'area è competenza dell'Arma, bastano pochi metri e il caso passa all'altro corpo. Di buoni che perdono la loro innocenza e di cattivi che non perdono mai. Ma i confini non bastano quando entrano in gioco interessi privati, uomini influenti, logge massoniche, criminalità, malati di mente e avanzamenti di carriera. Anzi, in questi casi i confini spariscono, coperti da una verità ridotta a semplice merce di scambio. Non un fatto da accertare ma una versione da concordare con le parti in una operazione costruita a tavolino. Allora la soluzione dell'inchiesta consiste soltanto nel «confezionare i fatti in modo che siano digeribili per il pubblico» e la giustizia si riduce alla formula primitiva dell'occhio per occhio. A uscire sconfitti, alla fine, sono un po' tutti, ma, in particolare, è Mormino che con il lavoro perde anche l'amore di Francesca, ex fidanzata di una delle vittime conosciuta durante l'indagine. Di lei, della donna che era diventata il suo peccato, gli resta solo il ricordo di una canzone che dice «Salvami, spogliami, scegli la tua preghiera perversa, Dio, confesso, invidio i peccatori». Marco Bettini, autore di romanzi e di programmi televisivi (tra cui Ultimo minuto, Misteri in blu e Blu notte), ha una scrittura attenta ed efficace; sempre concentrato sull'azione e sul ritmo narrativo, sa come non farsi sorprendere dalle situazioni o trascinare dagli eventi. Abile nel costruire una trama solida ma non rigida, non si lascia sopraffare delle ossessioni del suo personaggio, né cede alla tentazione di un thriller che scavi nei lati oscuri della mente o che affondi in quelli occulti del potere. Del resto, basta uno sguardo in superficie a lasciare inquieti. Il libro di Marco Bettini, «Lei è il mio peccato», è pubblicato da Rizzoli, pagine 340, euro 16,50.