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dai quotidiani
il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno
del 6 ottobre 2005
Le tre facce di Bologna
in giallo
Carlo Donati
Il vice questore
Paolo Mormino fa il bis. Non è ancora diventato Montalbano ma ci prova.
E il suo inventore, Marco Bettini, non è ancora Camilleri, ma anche lui
ci prova. Dopo Color sangue di due anni fa (ora disponibile anche nei
tascabili della Bur) è uscito da Rizzoli Lei è il mio peccato, nuovo
romanzo dello scrittore bolognese ) e seconda avventura dello stesso
protagonista. Un libro peraltro atteso. Si sapeva che l’editore, visto
il buon successo di Color sangue, aveva incoraggiato l’autore a
riprovarci. E Bettini non si è fatto pregare. Appuntamento delicato, il
sequel è sempre imprevedibile.
Quasi identico nelle dimensioni, cioè verso le trecentocinquanta pagine,
il romanzo appare tuttavia abbastanza snellito. Bettini ha lavorato con
una lima a grana fine. Ridotti i risvolti sociali e politici, tolto di
mezzo il giornalista che compie l’inchiesta parallela, stavolta la scena
è totalmente nelle mani di Mormino, poliziotto siciliano che lavora in
una questura del Nord, in una città non nominata ma perfettamente
riconoscibile.
Mormino è un po’ in crisi con se stesso (sta facendo i conti con le zone
grigie della sua professione, in più lo hanno anche lievemente
retrocesso nella gerarchia) quando si imbatte in un oscuro delitto. Un
uomo viene trovato assassinato nel parco di una clinica psichiatrica per
ricchi. Il morto è un agente immobiliare e la clinica è di proprietà di
un importante palazzinaro. Un delitto in nome del mattone? E’ solo la
prima trappola, la più innocente, tanto per mettere il lettore alla
prova. Da ben altre bisognerà invece guardarsi man mano che la storia
cresce, poiché in un buon giallo niente è come sembra. Oppure è come
sembra ma noi ce ne accorgeremo troppo tardi quando l’autore ci avrà
convinti del contrario.
Allora: c’è una giovane indagata, bella e perduta, che aggancia Mormino
e lo trascina in una accidentata passione amorosa. Poi c’è qualcuno che
intralcia pesantemente il lavoro del poliziotto, c’è qualcun altro che
vuole fargli la pelle, infine ci sono i carabinieri che gli stanno
soffiando il caso. Il meccanismo è complesso, ma Bettini riesce a farlo
funzionare con semplicità. Poliziesco duro e puro, indagini, colpi di
scena, false piste, tradimenti, appostamenti e le necessarie sparatorie,
poche, cinque cadaveri in tutto.
Poi c’è la città, anzi ce ne sono tre in una. La città dei poteri forti
che hanno un concetto di giustizia molto relativo. Quella dei poteri
criminali che di giustizia non hanno alcun concetto, né relativo né
assoluto. E infine c’è la città dei disperati per i quali la giustizia è
un lusso che non possono permettersi. Come in Color sangue anche in Lei
è il mio peccato Bettini scopre e svela angoli nuovi, in una gradazione
che va dai salotti scintillanti di benessere alle caverne grondanti di
violenza (in ogni caso è sempre meglio entrare accompagnati perché il
pericolo è dappertutto).
La città naturalmente è Bologna, bella e tenebrosa, raccontata con la
necessaria reinvenzione, una sorta di verismo contemporaneo che sembra
la cifra di alcuni fra i nuovi giallisti italiani. Dati i tempi di
uscita, il genere narrativo e il paesaggio urbano pressoché identico,
sarà inevitabile per Bettini vedersi sottoposto ad un ingeneroso
confronto con la debordante celebrità di John Grisham. Benissimo. Come
nel calcio, è meglio che una neopromossa incontri subito la Juventus,
alla prima giornata, piuttosto che farsi idee sbagliate traccheggiando
con squadrette candidate alla retrocessione.
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