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dal quotidiano L’Adige del 28 settembre 2005

Bettini e la sua Bologna noir


Giorgia Cardini

Trenta novembre: la notte cala su Bologna sfuocando contorni e volti, attutendo i rumori. Cè un uomo che corre, inseguito dalla rabbia di un assassino, nel grande parco che avvolge una clinica per psicolabili di lusso.
È l'efficace inquadratura iniziale di «Lei è il mio peccato», secondo thriller firmato dal roveretano di adozione Marco Bettini. Uscito per Rizzoli il 14 settembre, segue a distanza di due anni «Color sangue», bellissimo e avvincente giallo che svelava una Bologna intrisa di povertà morale e materiale, sconosciuta ai suoi stessi abitanti, abituati a vagare per le vie del centro storico o al massimo per quelle del proprio quartiere. Una Bologna malata anche nei suoi sistemi di sicurezza. A salvarsi dallo sguardo pessimista erano solo un medico e un poliziotto.
Ed è proprio lo stesso poliziotto, Paolo Mormino, il protagonista della nuova prova di Bettini, 337 pagine (16,50 euro) che avvincono il lettore con una trama complessa ma i cui fili, alla fine, s'annodano tutti senza imperfezioni.
Mormino, che in «Color sangue» era capo della Scientifica e ora comanda la Omicidi, indaga sul delitto nel parco: che ci faceva lì, a quell'ora, un agente immobiliare? E perché è stato lasciato morire dissanguato senza che gli fosse sparato il colpo di grazia? Mormino scava nella vita della vittima, aiutato dal sovrintendente Gino Comper, nome trentino e parlata dialettale, uno dei personaggi più umani e positivi di questo giallo. Saltano fuori video pornografici, relazioni con donne normali e con prostitute, la cocaina. Salta fuori Francesca, bellissima e reticente amante del morto, che colpisce il poliziotto al cuore.
L'indagine, già difficile, si complica perché gli atti d'ufficio si mischiano con quelli personali, la freddezza del poliziotto pare cedere all'ardore della relazione. Una passione che porta Mormino a proseguire l'indagine di nascosto, anche quando gli viene tolta per essere affidata ai carabinieri, dopo la scoperta di un nuovo cadavere nel cimitero monumentale della città e il collegamento tra i due delitti.
Ma qualcosa, al poliziotto e al suo aiutante, non torna. È quel qualcosa che spinge i due a esplorare i bassifondi dell'hotel Romania, a salire nelle inaccessibili ville dei potenti bolognesi, a indagare sulla massoneria, a tornare molte volte nella clinica del primo delitto, a scendere anche all'Inferno.
Fino alla soluzione dei casi, che anche in «Lei è il mio peccato», come in «Color sangue», non ha nulla di ottimistico, nulla di scontato, nulla di comodo. Gli eroi non sono tali e, anche se lo fossero, la loro vittoria è sempre una vittoria a metà.
Marco Bettini mostra ancora una volta le pieghe cupe di una città solo apparentemente benevola, descrivendo con la passione del documentarista e la classe di un esperto regista luoghi (la clinica, l'hotel Romania, quel complesso di rovine industriali chiamato Inferno) ignoti o ignorati. E svelando a molti anche cosa accade nei templi massonici, con una descrizione minuziosa della riunione di una loggia. Un libro che si legge in un fiato e che invoglierà chi ha perso «Color sangue» a recuperarlo nell'edizione economica uscita il 7 settembre sempre per Rizzoli.