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Un racconto per il Premio Camaiore Letteratura gialla

Il trasloco


Marco Bettini

Dico subito che Nicola mi era simpatico, a scanso di equivoci, e che ormai sono passati sette anni, anche se capisco che il tempo non cambia la sostanza delle cose. Comunque mi ricordo bene che è stato sette anni fa perchè è l'epoca del mio trasloco, e lui, per l'appunto, mi ha aiutata a smontare e trasportare i mobili. Da sola non ce l'avrei mai fatta. E' stato molto gentile, su questo non c'è dubbio. Forse, ma mi viene in mente solo adesso, gli piacevo anche un po'. Chi aiuterebbe gratis una ragazza a fare un lavoro faticoso se non uno spasimante? Poi mi ricordo che era sette anni fa per tutte le cose che sono successe nel frattempo. Alla fine del primo anno il mio ragazzo, Andrea, mi ha lasciata. Sosteneva che ero diventata pigra, che non volevo mai muovermi di casa, che sembravo di guardia al recinto e che mi stavo attaccando in maniera morbosa al mio nuovo appartamento. Be', era il mio primo nido, anzi, il nostro, che male c'era? Comunque Andrea mi ha lasciata, dopo un pranzo in cui mi ero prodigata per farlo contento, e ci ho messo quasi un anno a riprendermi dalla depressione. Ho organizzato una cena con tutti gli amici, una ventina, e ci siamo divertiti un sacco. Ma a quel punto, e siamo all'inizio del terzo anno, è saltato fuori il nodulo al seno. Prima la chirurgia, poi la chemio e la radioterapia, infine questa pillola maledetta antiestrogeni che ho dovuto prendere per cinque anni di fila, e infatti ho smesso proprio questo mese. Dopo un anno di cure ho pensato di riunire di nuovo tutti a cena ed è stato bello quasi come la prima volta. Però è morto Blasco, il mio gatto, e per me lui era quasi umano, era il mio miglior amico, sul serio. Ho pianto per giorni. Il quinto anno mi hanno ritirato la patente per eccesso di velocità. Capisco che possa sembrare una sciocchezza, ma ho dovuto andare a lavorare per sei mesi cambiando tre autobus all'andata e tre al ritorno. Una gran fatica. Ho festeggiato la restituzione con un'altra cena. Sono venuti solo tredici amici, e per me che sono superstiziosa non era un buon segno. Così ho invitato anche la coppia che sta sul mio pianerottolo, anche se non li sopporto. Però con loro diventavamo quindici. Il sesto anno mi hanno scippata sotto casa. Borsa, portafogli, documenti, tutto. Mi è venuta un'angoscia che non riuscivo più a uscire, se non per andare al lavoro. Così ho organizzato l'ennesima festa, ed è riuscita bene. Però qualcuno si è lamentato, scherzando, che non cucinavo più bene come una volta. Per forza, con quello che mi era capitato. L'ultimo anno è stato il peggiore. Mi è saltato il circuito elettrico e si è sviluppato un principio d'incendio mentre passavo il fine settimana al mare. Quegli stronzi dei vicini non si sono neanche accorti del fumo, però hanno chiamato i pompieri per via della puzza. Così quelli mi hanno sfondato le finestre, sono entrati e hanno trovato... lei sa cosa. Ora io mi chiedo, signor commissario. Va bene che sono superstiziosa, e so che è un difetto, ma secondo lei, quando ho ammazzato Nicola perchè mi aveva rotto uno specchio durante il trasloco e rischiavo sette anni di guai, avevo torto? Sono sicura che se non foste arrivati voi e fossi riuscita a cucinare la gamba che mi era rimasta nel freezer, il malocchio avrebbe abbandonato per sempre questa casa. D'altra parte, sette anni di guai rischiavo, in sette pezzi ho diviso Nicola, e sette anni di guai sono stati. Lei, caro commissario, è solo l'ultimo.