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dal quotidiano <il Resto del Carlino> del 13 gennaio 2004

IL RACCONTO
<Dottore, adesso prendo meno
pillole, come ha detto lei>


di Marco Bettini

<Dottore, posso tenere la borsetta, dottore? E' piccola, nuova, mi piace molto dottore. Posso?>.
Il dottor Stefano Pancani annuì sorridendo. Laura, la signora Gentili, la paziente appunto, era migliorata molto dall'inizio della terapia. Lo psichiatra si sforzò di osservare ogni particolare senza lasciar trasparire lo sguardo professionale. Dalla gonna che copriva le ginocchia alle unghie curate, — ora nascoste verso l'interno delle mani che stringevano il manico della borsetta — alla maglia di cotone e più su, fino al viso truccato e all'acconciatura dei capelli, l'aspetto della paziente diceva meglio di ogni altra cosa quanto avesse recuperato, lentamente, con fatica, il contatto con se stessa e con la realtà.
Il primo giorno che l'aveva vista, nel suo studio come adesso, Laura Gentili gli era subito apparsa una psicotica, affetta da sindrome dissociativa grave. Sentiva voci persecutorie, insulti che irridevano il suo aspetto da casalinga sciatta. Era ossessionata dalla voce di quell'altra, che voleva rubarle il marito in realtà già fuggito da mesi. Ma Laura sapeva che lui voleva tornare, era l'altra a impedirglielo. Minacciando, piangendo, ricattando.
 All'inizio la signora Gentili era andata da Pancani per chiedere come fare a eliminare la rivale. Il dottore l'aveva aiutata con cautela a capire che l'antagonista non esisteva affatto.
«Si accomodi le disse lo psichiatra, guardando ancora la minuscola borsetta e indicando la poltrona davanti alla scrivania —. Tenga pure la borsa, se le fa piacere».
«Grazie», annuì con pudica ritrosia la donna.
Pancani trattenne un sospiro. Capiva cosa stava succedendo, quel momento arrivava quasi sempre con malati di sesso femminile. Il momento in cui la paziente trasformava lo psichiatra nell'oggetto del suo amore, e traduceva l'attenzione, la terapia e i farmaci ricevuti in segni certi del corteggiamento in atto da parte del medico.

«Sa cominciò la Gentili sedendosiadesso non mi ossessiona più come prima...».
Pancani si limitò a guardarla. Lei continuò
«Sì, cioè lo so che ero più io che me l'immaginavo. Nel senso che Giorgio, mio marito, no, Giorgio, se n'è andato perchè non ce la faceva più, capisco che sia difficile vivere con una persona malata... perchè io ero malata, su questo non c'è dubbio, ma adesso sento che le cose migliorano. Ho fatto come ha detto lei, dottore — e il suo viso si aprì in un sorriso — ho diminuito le pillole, adesso ne prendo una sola e mi sento meglio, davvero».
Pancani annuì ancora. Aveva prescritto alla signora Gentili tre pillole al giorno di risperidone, un neurolettico, affiancandolo poi con la psicoterapia. In seguito aveva ridotto le pillole a due e da poche settimane aveva autorizzato la signora Gentili a prenderne una sola. Nel frattempo non si erano più verificati episodi psicotici, né visioni, né voci persecutorie. E ora la paziente sorrideva, quasi civettuola.
«Dottore, le ho mai detto che è un bell'uomo? Non arrossisca la prego e il medico, che all'inizio della frase era rimasto impassibile, tradì l'imbarazzoNo, non si preoccupi, non voglio corteggiarla, ci mancherebbe».
«Perchè dice cosìsondò cautamente lo psichiatra, preparandosi a gestire gli slanci della signora Gentili.
«E' che le sono grata continuò leiper tutto quello che ha fatto per me. Ho smesso di sentire le voci, riconosco le cose reali, le persone. Lei ha avuto veramente molta pazienza con me...».
«Sono qui apposta» si schermì Pancani per incoraggiarla a continuare.
«...se non l'avesse avuta, non sarei nemmeno in grado di scendere le scale per andare a fare la spesa. E non avrei potuto comprare una borsetta così. Carina, no? la donna la aprì —. Sembra piccola ma dentro ci sta un sacco di roba. Visto? Ci ho nascosto questo martello e l'ho dato in testa a quella puttana che mi aveva portato via Giorgio. Neanche lei si aspettava che lo tirassi fuori da una borsetta così elegante, e ho continuato a sbatterglielo sulla zucca perchè capisse bene che non si ruba il marito delle altre. Si è un po' sporcato di sangue ma l'ho pulito nel lavandino della cucina. Lei è rimasta lì sul pavimento, in mezzo a una gran macchia rossa, ma secondo me faceva solo scena, per farsi compatire. Allora me ne sono andata senza salutare. Cosa dice, dottore, ho fatto bene?».