|
dal quotidiano <Corriere della Sera> del 7 dicembre 2003, pagina 6
«E' un imitatore di Unabomber
che gli invidia fama e impunità»
Gabriella Jacomella
«Le possibilità sono due. La
prima è che si tratti di un imitatore di Unabomber meno scolarizzato,
dal momento che ha scelto un sabotaggio più semplice da realizzare. Un
imitatore che invidia all' altro fama e impunità». E la seconda ipotesi?
«Forse - riflette Marco
Bettini,
che in Color sangue ha raccontato la corsa contro il tempo per fermare
un inquietante assassino metropolitano - è la più suggestiva: potrebbe
essere lo stesso Unabomber che ha cambiato modus operandi, riducendo il
danno e tenendosi allo stesso tempo le prime pagine dei giornali». Ma
perché colpire a casaccio, senza un obiettivo specifico? «In realtà
questi individui sono guidati da una logica ferrea. Il loro
comportamento mescola la paranoia con un'estrema razionalità,
concretizzandosi in azioni semplici e proprio per questo difficili da
fermare». Che identikit traccerebbe dell' attentatore? «Il luogo comune
del disadattato che si chiude in cantina a giocare con esplosivi e
veleni, alimentando la sua frustrazione, è sbagliato. Se devo
immaginarmelo nel privato, secondo me
Acquabomber
ha una vita piena, con relazioni sociali normali. Tra l' altro questo
tipo di persone, a differenza del serial killer che cerca l' isolamento
per uccidere (penso a Stevanin, nella solitudine della sua casa di
campagna), colpisce tra la folla, in mezzo alla gente». Insomma,
potrebbe davvero essere chiunque. «Certo. In fondo dentro ciascuno di
noi è nascosta una dose di frustrazione, simile a quella che
probabilmente anima
Acquabomber.
Il discrimine è nel passaggio dalla fantasia all' azione. Ma
sbaglieremmo a cercare un segno esteriore: il male non è altro da noi,
anzi, spesso ci somiglia». Gabriela Jacomella |