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da <Lei è il mio peccato>
L’edificio non era facile da espugnare. Gruppi di rumeni
stazionavano stabilmente davanti all’ingresso. L’hotel si affacciava
sulla curva di una via piuttosto trafficata, mentre il cortile sul
retro veniva delimitato da un muro e da un cancello di metallo,
oltre il quale correva la rete dei binari.
Le
immagini mostravano stanze scrostate occupate da interi nuclei
familiari. Sette piccoli erano nati negli ultimi tre mesi. Ardito
era rimasto colpito dai colori. In mancanza di un impianto di
riscaldamento, i rumeni si difendevano dal freddo accatastando sui
letti, sui tavoli e sulle sedie una grande quantità di coperte
variopinte che trasformavano lo spazio grigio in una violenta
arlecchinata. |